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Revisione trimestrale delle valutazioni rischio paese di Coface

Emergenti grandi e piccoli incontrano forti turbolenze
Sebbene la crescita mondiale continua a migliorare, il ritmo non supererà il 3% per il quarto anno consecutivo. Le economie avanzate vanno nettamente meglio: nel secondo trimestre l’attività è cresciuta molto negli Stati Uniti (previsione di crescita del 2,5% nel 2015), grazie sia ai consumi che agli investimenti; prosegue graduale la ripresa dell’attività nella zona euro (1,5%).
I paesi emergenti (previsione di crescita del 3,5% nel 2015, del 4,2% nel 2016) evolvono in un contesto offuscato dalla debolezza dei prezzi delle materie prime e dal deprezzamento dei tassi di cambio rispetto al dollaro.

L’ombra cinese incombe sui paesi asiatici?

La Cina sta cercando di ritrovare la strada per una crescita più sana e duratura ma non senza conseguenze per la sua economia e quella dei paesi vicini. Secondo le stime di Coface, la crescita non dovrebbe superare il 6,7% nel 2015 e il 6,2% nel 2016, rispetto al 13,4% nel periodo 2006-2007. Ciò deriva soprattutto dalla fine del processo di ripresa tecnologico e di capitale: numerosi settori d’attività risentono dell’elevata sovraccapacità e dell’indebitamento delle imprese, penalizzando così gli investimenti. Si assiste quindi a un cambiamento del modello economico cinese.

I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) affrontano il calo dei prezzi del petrolio

Ad oggi i paesi del CCG possiedono il 30% delle riserve effettive di petrolio a livello mondiale, con l’Arabia Saudita in testa (15,7%), seguita dal Kuwait (6%) e dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) (5,8%). Insieme questi paesi hanno prodotto, nel 2014, 28.6 milioni di barili al giorno, l’equivalente del 32,3% della produzione totale nel mondo. Tutti i paesi risentono del calo dei prezzi del petrolio ma non ne sono colpiti alla stessa maniera. Oman e Bahrain sono i più colpiti, mentre Arabia Saudita, UAE, Kuwait e Qatar ne risentono in misura inferiore.
Le economie più resilienti beneficiano di fondamentali macroeconomici forti, come una migliore diversificazione, ammortizzatori finanziari stabili e una maggiore integrazione con il commercio mondiale. In questi mercati, lo sviluppo delle industrie manifatturiere e dei servizi mostrano una minore dipendenza dai ricavi provenienti dal petrolio.